martedì 13 dicembre 2011

Crollo palco Jovanotti, Cobas accusano:
«Pinna non è morto per una fatalità»

Il cantante: «Era un lavoratore a giornata assunto con contratto
regolare. La coop OnStage: «La sicurezza è stata rispettata»




Francesco Pinna, il giovane morto ieri nel crollo dell'impalcatura al PalaTrieste
TRIESTE - «La morte di Francesco Pinna non è frutto della fatalità, ma di un modo di concepire il lavoro che è fuorviante». Lo hanno detto, in una nota, i Cobas scuola di Trieste e la Confederazione cobas del Friuli Venezia Giulia che hanno espresso «massima indignazione»
per quanto accaduto ieri al Palazzetto dello Sport di Trieste. Dal canto suo la cooperativa sociale OnStage, per cui lavorava Pinna, chiarisce che il ventenne era in regola sia dal punto di vista della sicurezza che da quello del contratto di lavoro.

«Francesco - hanno detto i Cobas - era uno studente, che come tanti studenti, per affrontare le spese quotidiane era costretto a lavorare. E pensare che qualcuno ha parlato di squadra. Ma quale squadra - hanno spiegato i Cobas - quando sono lavoratori assunti per uno o due giorni solo per fare lavori a costo ribassato e dai grandi rischi? Lavori saltuari e precari, come precarie spesso sono le condizioni di sicurezza sul lavoro».

Secondo i Cobas «quello del montaggio dei ponteggi o dei palchi per i concerti è un settore spesso caratterizzato dal lavoro in nero o in grigio. Si chiamano studenti o persone, che senza alcuna formazione preventiva sulla sicurezza sul lavoro, per quattro soldi, mettono a rischio la propria incolumità psicofisica. E nessuno può dire di non sapere, perché è fatto più che notorio che le cose funzionano, specialmente in quel settore, in questo modo». I Cobas hanno invitato la cittadinanza, tutta Trieste, ad essere vicini alla famiglia di Francesco e di mobilitarsi per dire basta con gli omicidi sul lavoro e nel lavoro.

Francesco Pinna lavorava per 6,50 euro all'ora, in regola sia dal punto di vista della sicurezza che da quello del contratto di lavoro. È quanto dice all'Ansa il presidente della Cooperativa sociale OnStage, Paolo Rizzi, per cui Pinna lavorava - ha ricordato - «con grande entusiasmo». «Non è vero - ha aggiunto Rizzi - che lavorava in nero. Da anni ci battiamo per i diritti dei lavoratori e non facciamo una grinza. Ieri Francesco aveva, come tutti, il caschetto e le scarpe antinfortunistiche. Francesco sarebbe venuto a lavorare anche gratis, perché gli piaceva, ma era tutto in regola - ha concluso Rizzi - in anni di lavoro non abbiamo mai avuto alcun infortunio».

Francesco Pinna «era un lavoratore a giornata ed era assunto con contratto regolare. Io personalmente pretendo sempre che tutti quelli coinvolti anche indirettamente in un lavoro che riguardi la mia musica siano sempre tutelati in ogni forma e anche in questo caso era così». Lo scrive su Facebook Jovanotti, commentando le voci e le polemiche sulla condizione lavorativa del ventenne triestino morto ieri per il crollo della struttura del concerto, al Palasport. «Il mondo dei concerti - prosegue l'artista - è un settore serio dove non c'è approssimazione e improvvisazione e nei miei tour c'è totale rispetto delle leggi e delle persone».

Sono stazionarie le condizioni degli altri sette operai feriti. Il più grave rimane ricoverato in rianimazione, in prognosi riservata, a seguito di un intervento chirurgico ad un femore e ad una serie di politraumi al corpo. Gli altri sei feriti hanno accusato fratture, traumi contusivi e ferite di vario genere che hanno costretto ad una giornata di super lavoro i sanitari dei Pronto Soccorso e i medici del reparto di Ortopedia dell'ospedale di Cattinara (Trieste). Nessuno fra i feriti, a quanto si è appreso, è stato interessato da traumi cranici o al torace.

Tutti giovani, tutti maschi. «Sai quanto guadagna un ragazzo come lui? Cinque euro l'ora. Si può morire per questo?». A chiederlo, a sé stesso e al gruppo di giovani con i quali si trovava in un bar vicino dove dal televisore passavano in continuazione le immagini del disastro, è stato un collega di Francesco. Caschetti di plastica, moschettoni e zaini. Non si conoscevano, o almeno dicono che non conoscevano Francesco, che «si cambia, si gira, si lavora un giorno qua un giorno là» ma tutti sono concordi sul fatto che «non si può morire così, a 19 anni, a 20 anni, per una cosa del genere...».

In serata l'Assomusica (Associazione degli organizzatori e produttori di musica popolare contemporanea dal vivo), ha voluto però rimarcare che «la notizia che riporta che il costo del lavoro di facchinaggio è di 5 euro non è esatta».

«Al momento del crollo il palco era semideserto, altrimenti poteva succedere una tragedia ben più grave». Lo ha detto Mario Bò, capo della Squadra mobile della polizia di Trieste. «A riferirlo - spiega Bo - sono stati dei testimoni oculari, che hanno notato come ci fossero pochissimi operai nei pressi della struttura in quel momento, altrimenti ci sarebbero state probabilmente più vittime. Quanto alle indagini - ha aggiunto il capo della Mobile triestina - abbiamo sentito vari addetti al montaggio del palco fino a tarda serata, cercando di ricostruire quei drammatici momenti. Ora l'indagine diventa più che altro di natura tecnica, la Procura della Repubblica affiderà certamente delle perizie per appurare quale sia stata la causa effettiva del cedimento», ha concluso.

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha osservato questa mattina un minuto di silenzio in memoria del lavoratore morto ieri. La proposta di osservare un minuto di silenzio, avanzata dal consigliere Roberto Antonaz (Prc), è stata accolta dal presidente di turno dell'aula, Maurizio Salvador (Udc), che a nome dei consiglieri ha fatto le condoglianze alla famiglia del giovane.

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=173041&sez=NORDEST



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